Infanzia: 420 milioni di bambini vivono in aree di conflitto

Sono 420 milioni – uno su cinque al mondo – i bambini che vivono in aree di conflitto, un numero in crescita di 30 milioni rispetto al 2016. Nel 2017 sono oltre 10mila i bambini che sono rimasti uccisi o mutilati a causa di bombardamenti, mentre si stima che almeno 100mila neonati perdano la vita ogni anno per cause dirette e indirette delle guerre, come malattie e malnutrizione.

15.02.2019

Circa 4,5 milioni di bambini hanno rischiato di morire per fame nel 2018 nei dieci paesi peggiori in conflitto: Afghanistan, Yemen, Sud Sudan, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo (RDC), Siria, Iraq, Mali, Nigeria e Somalia. Questi sono i paesi in cui i bambini sono stati i più colpiti dai conflitti nel 2017. Le violazioni dei diritti dei minori in queste aree si è triplicato dal 2010 ad oggi.

Si tratta sempre di più di conflitti che coinvolgono un numero crescente di attori armati e che si protraggono per lungo tempo. Basti pensare alla guerra in Siria, ormai giunta al suo ottavo anno, che ha superato la durata della Seconda Guerra Mondiale, con differenti attori in campo e che ha coinvolto un numero drammatico di civili. Più i conflitti durano a lungo e più consistenti saranno i danni indiretti causati dalla mancanza di accesso ai servizi essenziali.

I bambini sono coloro che pagano il prezzo più alto degli effetti indiretti dei conflitti come la fame, le infrastrutture e gli ospedali danneggiati, la mancanza di accesso alle cure mediche e ai servizi igienico-sanitari e la negazione degli aiuti umanitari. I conflitti, inoltre, coinvolgono sempre di più i centri urbani e il campo di battaglia è indefinito, interessando in prima linea case e scuole in cui vivono i bambini, che diventano oggetto di attacchi indiscriminati come accaduto a Mosul, in Iraq, o a Mogadiscio in Somalia.

Questi alcuni dei dati presentati oggi da Save the Children nel suo ultimo rapporto, che porta il nome “Stop the War on Childreni”: un allarme forte da parte dell’Organizzazione, nata nel 1919 all’indomani della prima guerra mondiale per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro, che in occasione dei suoi 100 anni denuncia il deteriorarsi delle condizioni di vita dei più piccoli nelle tante aree di conflitto.

Ömer Güven, Direttore di Save the Children Svizzera, commenta:

“Ogni guerra è una guerra contro i bambini, diceva la fondatrice di Save the Children Eglantyne Jebb cento anni fa e oggi è più vero che mai. Quasi 1 bambino su 5 vive in aree colpite da conflitti, il numero di bambini uccisi o mutilati è aumentato. Dall'uso di armi chimiche, allo stupro, ai rapimenti, ai reclutamenti forzati, i crimini di guerra continuano a crescere e a rimanere impuniti”.

“È sconvolgente che nel XXI secolo arretriamo su principi e standard morali così semplici: proteggere i bambini e i civili dovrebbe essere un imperativo, eppure ogni giorno i bambini vengono attaccati, perché i gruppi armati e le forze militari violano le leggi e i trattati internazionali. Milioni di bambini in Yemen stanno vivendo orrori indescrivibili a causa del conflitto. Colpiti per strada, bombardati mentre sono a scuola: sono bambini e bambine a cui è negata un’infanzia. Rimasti orfani, senza più una casa, senza più i propri cari. Tutto questo è inaccettabile”.